"I gioielli, donati ed offerti, mi sono stati dati da uno
spirito demoniaco nel cimitero la notte passata. Il demone entrato lui era cantando
nel buio cimitero, con una borsa di gioielli e roteando un'ossa umano. Quando
lo spirito mi scorse, non sapevo che fare. Lo spirito mi diede i gioielli come
un'offerta e prima che se ne andasse lo ferii alla gamba con il tridente."
Mostrando al re il piccolo tridente a tre punte. Il re creduto il racconto di
Kim il falso monaco, benché riluttante, permise al suo "servitore" di seguirlo,
che dalle regali prigioni lentamente e sorridente Losang Trasci uscì. Agli ordini
del re in tutto il regno lo spirito dal tridente ferito, marchiato alla gamba,
fu ricercato nei boschi e nei cimiteri; una taglia sul capo del ladro fu messa,
malcapitato che alla principessa di notte i gioielli aveva osato rubare. Le
spie di palazzo sorvegliarono ancora più attentamente la principessa, nella
speranza che lo spirito notturno tornasse ancora a rubare. Invece di una sola
ombra ora molte ne aveva e mai capiva se l'ancella dalle parole gentili in realtà
lei non fosse una spia di suo padre, o amica fanciulla in simpatia. Poco a poco
le prime notizie giunsero all'orecchio del re. Un'ancella aveva visto la principessa
mentre il bagno faceva, e tre ferite nella gamba lei aveva notato, poi un'altra
la vide, poi una terza e una quarta.
Il re non sapeva più che pensare. Alla fine mandò i suoi messaggeri a cercare
il lama che aveva ferito lo spirito del cimitero. Trovarono Kim e Losang che
così a palazzo ritornarono alla sala del trono. Il vecchio monarca avvilito
mandò a chiamare la principessa, che triste arrivò dal volto smarrito. La fanciulla
guardò il falso Lama con l'amore negli occhi. Il re tutti mandò fuori dalla
sala del trono tranne Kim, la figlia e la regina che fece chiamare. I quattro
erano ora soli nella sala reale: il re, la regina matrigna, il giovane Kim,
travestito da Lama e una principessa triste con gli occhi ardenti d'amore.
"Togliti il vestito e mostra al Lama la tua gamba sinistra:"
Disse il re alla figlia. Quando Padmadevi sollevò lentamente la lunga gonna
apparvero i tre segni sulla gamba marchiata. Il re prese il piccolo tridente
dalle mani di Kim "l'intoccabile" e accostò le punte alle cicatrici. Combaciavano
perfettamente, come un guanto si adatta a una mano.
"Così tu sei lo spirito che vaga nei cimiteri la notte, non può essere! Non
può essere!"
Gridava il re infuriato, le sue spalle si erano piegate sotto il peso dell'orgoglio
reale ferito. Come un otre d'acqua spaccato grosse lacrime di gioia scendevano
lungo le guance di Padmadevi, ora capiva e il dolore fingeva al sentire del
padre parole d'esilio:
"Devi lasciare il palazzo e andare insieme al Lama nel luogo dove gli spiriti
debbono stare."
Il re uscì dalla sala ordinando alle guardie stupite, con parole amare:
"Come essere ultraterreno, la principessa deve immediatamente partire insieme
al Lama e il suo servitore, non sbarrate la strada a loro e lasciate che Padmadevi
prenda con sé gli ori, l'argento e tutti i suoi averi."
Doveva andare nel regno degli spiriti e degli spettri, o essere esorcizzata
dal Lama che inchiodava i demoni al suolo. Guardava dalla finestra quella che
una volta era stata sua figlia ripudiata ed espulsa dalla casa reale, dove con
l'inganno aveva vissuto come demone in forma umana. Con il giovane Lama e il
suo servitore , allontanarsi vedeva che portava con sé i gioielli e le gemme,
l'oro della principessa ora di proprietà dello spirito.
Ormai dal palazzo lontani, Kim e Padmadevi nell'abbraccio ancora si unirono