A Kim la passione gli aveva reso il corpo insensibile e l'animo folle; preso dall'intrico dell'amore, si coprì il capo di cenere il viso bello come la luna e le membra profumate di sandalo, finchè tutto il corpo parve fatto di terra.
Si mise in cammino come un mendicante, preparando il proprio corpo allo yoga e all'ascesi. Il dolore dell'ascesi d'amore fa divampare un fuoco terribile, che si alimenta fino all'estremo e consuma la vita intera: li si perdono paura e vergogna. Non si ha più l'illusione del corpo, e gli importa solo della donna alla quale ha ceduto la sua stessa vita; tutte le sostanze che aveva, le ha donate alla gente. Come è felice la vita e l'anima di chi ha molto donato al mondo: il dono supera qualunque preghiera e qualunque forma di ascesi, e nessuna cosa al mondo vi si può paragonare. Il dono ha valore in questo mondo e in quell'altro, perché li si riprende quello che qui si è regalato. Chi dà. spande luce avanti a sé, mentre chi non dà sta in mezzo alle tenebre: il dono rischiara la casa anche di notte, ma se non c'è quella lucerna, vengono i ladri a rubare. E infine, nessuno porterà niente con sé, tranne quello che ha dato. In seguito, quando Kim si recò nella terra pura, verso occidente, incontrò una pallida donna di colore verde che possedeva tutti gli attributi di una Dakini.
Essa mostrò certi simboli e si trasformò in Tara Devi o Drolma l'energia illuminata, benedisse la sua mente e gli conferì l'iniziazione del mantra. E con queste parole la via a Kim indicò:
"il rimedio non cresce in un giardino vicino, la stella dell'amore è più alta anche della stella polare, e può toccarla solo chi si mette in cammino. Dopo aver viaggiato lungo il fiume dell'India orientale vai nella regione del Nepal, lì incontrerai la tua amata."
Chi soffre delle pene d'amore precipita in un oceano sconfinato e lì, onda dopo onda, perde i sensi; il gorgo della pena d'amore lo inghiotte e i flutti, da un momento all'altro stanno per prendergli la vita ecco che affonda senza fiato, mentre lo spirito lo lascia, poi riemerge e respira come un folle. Kim ancora pronunciava dei mantra, gli inni alla Devi, invocando la Madre divina, la salvatrice: "A te Tara nelle tue acque di grazia mi abbandono."
Per la via del cielo la Devi và al luogo dei Naga e là disse la Madre:
"Quando dico che voglio qualcosa, da quei luoghi di grazia, voi Naga dell'oceano dei sette mari, Kim lo yogi salvate, alla riva del mare portate, questo deve essere fatto immediatamente."
Per il potere dei Naga nello spazio di un attimo dagli spiriti delle acque kim fu salvato. E continuando a ripetere il mantra della Madre divina, grazie alla sua grandissima generosità e compassione un elisir piovve dal cielo come rivolo di latte. Quando ne bevve il suo corpo si liberò dal dolore e da allora Kim fu in grado di viaggiare in qualsiasi luogo con passo veloce. In ciascun luogo ricevette cibi speciali e dell'Amrita il nettare degli Immortali ne bevve. Un giorno di prima mattina, vide di fronte a sé un sentiero, stretto che non aveva mai visto prima. Si incamminò seguendone il percorso. Al calar delle tenebre era nel mezzo di una deliziosa foresta e lì vide nel sogno la Madre divina, in una casa tutta d'oro, dove il cancello si apriva a chi osava entrare e scopriva un passaggio segreto che lo conduceva a un'isoletta in mezzo al lago.

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