Qui si trovava la Devi in un delizioso giardino abitato dalle
donne di loto.
Ai piedi di Tara Kim si prosternava e una perla blu improvvisamente apparve
sotto i piedi di lei, che di Kim come per grazia la sua fronte di blu ora ornava,
nell'aura di magico splendore.
Immediatamente dal sogno Kim si destò ed era ancor buio che nel pugno qualcosa
stringeva. Di prima mattina alle luci dell'alba la Devi a lui nelle mani un
tesoro aveva donato. Kim si ritrovò, una gemma, gioiello di loto, prezioso turchese.
"Phu!Phu!"Gridando Kim vide con sua meraviglia che era giunto al lago del tempio
delle donne di loto. Il cancello si aprì, Kim per tre giorni fece circoambulazioni
attorno al tempio della Dea Sarasvati e cantò inni di lode.
"Hring,
hring è il tuo piacevole mantra, o tu la cui bellezza simile alla luna è fatta
più intensa dai loti che ti circondano, o propizia Devi! O tu fuoco che incendia
la foresta dei cattivi pensieri, i cui piedi di loto l'intero universo adora.
O tu, loto assiso su un loto, gioia tu procuri a quelli che ti salutano, distruttrice
d'ignoranza,…tu che al contempo hai forma e sei amorfa…tu che sei l'intero universo,
e sei ciò che in esso esiste, il cui potere è al di là di ogni comprensione
o elargitrice di felicità, ornata di una bianca collana, concedimi i tuoi favori…"
Kim ormai folle per la pena d'amore e felice per grazia della Dea Madre nelle
sue innumerevoli forme e manifestazioni dell'unica divina energia, si prosternò
ai quattro lati del tempio, preso dal desiderio di vedere Padmadevi:
"Lode!Lode! Al tuo nome Vajra Devi Sarasvati! Io non sono degno di servirti,
e non ne ho nemmeno la speranza, poiché tu misericordiosa trascendi ogni cosa.
Non possiedo nessuna qualità, e la mia lingua non conosce alcuna parola piacevole
da offrirti: sei tu invece, misericordiosa, che elargisci qualità e mancanze.
E però, ora esaudisci la mia speranza di vedere Padmadevi, perché ad ogni respiro
io continuo a scrutare la strada. Non so nemmeno supplicarti nel modo in cui
ti si deve venerare: ma tu guardami con favore e concedimi la grazia di esaudire
questo desiderio."
Pregò e supplicò per molto tempo, poi d'un tratto, dal tempio si levò una voce
misteriosa:
"E' solo per amore che l'uomo si fa degno del cielo: altrimenti non è che un
pugno di cenere.
Nell'amore c'è la pena della lontananza e il piacere dell'unione come l'ambrosia
del miele e racchiusa in una custodia di cera. L'uomo falso si affanna fino
alla morte senza frutto: invece chi si lega al vero, fa un guadagno anche quando
si siede senza far niente. Basta rendere servizio con tutto Il cuore una sola
volta perché la Devi gioisca di quel frutto."
Quando Kim udì quella voce che echeggiava nel tempio, si mise sul corpo tutta
la cenere che poteva. "Ecco: quello che alla fine dovrà essere cenere, lo è
già adesso. Questa polvere non ha prezzo, ma tutto quello che ha un prezzo è
polvere; e per chi considera polvere ogni cosa, questa polvere è inestimabile."
Sedette dunque, sulla pelle di tigre, come un'asceta, e iniziò a recitare il
nome di Padmadevi. Aveva rinunciato al mondo per vederla, e nell'estasi fissò
lo sguardo nel vuoto.Ardente di desiderio febbrile, prese a suonare la conchiglia
soffiando di continuo da mattina a sera.
Il suo cuore bruciava come se andasse a fuoco. Giacche la fiamma della pena
d'amore quando divampa, non si spegne più; di notte con gli occhi colore del
sangue scrutava la strada, infine chinò il capo a terra mormorando:
"Per cercarti, l'animo mio vagherà dovunque, senza rimanere fermo più di un
istante: poi, finalmente, quando sarò cenere correrò col vento a giocare con
il tuo soffio d'amore."
Per conseguenza dell'ascesi di Kim l'intoccabile, Padmadevi era caduta preda
dell'amore:
stretta dalla pena della lontananza, quando veniva la notte non riusciva a dormire,
come se avesse l'ortica nel letto. Anche la luna e le vesti odorose di sandalo
sembravano infuocate, e tutto il suo corpo doleva per quel dolore profondo.