"Il sole del tuo sogno era l'uomo l'asceta dalla gemma turchese,
e la luna eri tu stessa, e sarà la festa di primavera, al tempio del lago di
Sarasvati che ti farà incontrare quel marito, perché il momento più propizio
per l'ape e per il profumo del fiore è la festa di primavera: e chi vive soltanto
dopo la "morte" diventa immortale: un asceta che segua questa pratica dei nati
due volte, conquisterà certo la perfezione; solo allora l'ape può raggiungere
il loto e succhiarne il nettare. Insomma presto incontrerai l'asceta e godrai
i piaceri dell'amore e assaporerai il nettare immortale."
"O Nara, dov'è questo asceta, fammi vedere quel tempio!"
E venne l'atteso giorno della festa di primavera al lago del tempio. Padmadevi
arrivò lì con tutte le sue ancelle, cosicché parve circondato dalle ninfe celesti.
Poi quando lo sguardo posò sull'asceta dalla gemma splendente, le coppe dei
suoi occhi gli rovesciarono addosso, tutto il liquore d'amore di cui erano piene.
Kim l'asceta, riuscì a cogliere con lo sguardo di lei, ma appena fissò gli occhi
dentro i suoi perse la vita: cadde ubriaco, e il suo spirito volò in cielo.
Padmadevi si disperò:
"Se fisso gli occhi su qualcuno, quello muore sul posto: e per questa sventura
che non voglio più uscire: non voglio diventare colpevole di questo assassinio."
Infine ripartirono tutte, lasciarono quel luogo le fanciulle del lago.
Kim è bianco in viso, ora è cosciente, ora incosciente. La condizione d'amore
è più difficile della morte, ne la vita nella vita, pareva atterrito, come se
i messi di Yama volessero carpirgli lo spirito, perché dalla sua bocca usciva
una sola parola:
"Aiutatemi, aiutatemi, il mio raggio di luna se ne'è andata via: è tramontata
con tutte le stelle, e ora, senza di lei, il mondo intero è nel buio. Chi mi
farà incontrare la mia amata? Padmadevi a sigillato i miei occhi e si è nascosta:
prima è venuta da me come la primavera, ma poi si è celata nelle forme dei fiori.
Ora, quale maestro m'insegnerà a diventare un'ape e a raggiungerla?"
Kim cominciò a versare lacrime come rubini da una collana spezzata: "Dov'è quella
folgore, visione di luce che hai miei occhi ha posato lo sguardo, che mi era
entrata nel cuore e me ne aveva strappato la vita? Ma la mia primavera è solo
quella fanciulla di loto, perché senza di lei questa stagione porta rovina.
La mia amata era venuta, ma è ripartita; la primavera era giunta, ma io non
ho saputo incontrarla, perciò adesso getterò il mio corpo nel fuoco e ne farò
cenere."
Un maestro accorre sempre in aiuto del suo caro discepolo quando nel pericolo
viene invocato. Losang Trasci alzò il palmo della mano, rassicurando il suo
caro stupito discepolo Kim l'intoccabile, della sua improvvisa presenza. "Io
ti aiuterò, ma tu devi aiutare te stesso." Il vecchio saggio, ascoltò quietamente
dell'incontro d'amore con Padmadevi.
"I suoi occhi sono simili a un mare rigonfio, dalle onde come pietre preziose.
I loro due vortici mortali rimandano indietro chiunque raggiunga quelle sponde.
Come descrivere poi le sue ciglia? Sembrano due eserciti con le frecce incoccate:
gli eserciti di Rama
e Ravana
schierati in battaglia, in mezzo ai quali si stende l'oceano dei suoi occhi.
Su una sponda e sull'altra c'è una fila di frecce incoccate, che danno l'agonia
del veleno a chi solo le guardi: ma chi non ne è stato colpito? Quelle frecce
hanno trafitto l'intero universo, hanno colpito anche le costellazioni celesti.